Take Care System
- Premessa
Il problema di standardizzare in protocolli, processi e procedure ciò che guarda ai bisogni della persona e al suo bisogno di salute, ha il suo limite nella contraddizione insita in questo tentativo: rendere ripetibile qualcosa di irripetibile e unico come il bisogno di ognuno di noi.
Rispetto a queste necessità è sicuramente possibile tracciare delle linee comuni che incontrano i bisogni più riconosciuti, ed è dimostrato dagli innumerevoli studi sull’argomento e dalle tecniche scaturite conseguentemente: counseling, patient centered medicine (di cui un valente esponente e promotore è l’italiano Prof. Moya), Lean culture applicata alla medicina, ecc….
Ma nel momento in cui ci si confronta uno a uno con la persona, con l’individuo, egli esprime ogni volta una realtà diversa e peculiare, alla quale consegue una SUA ben precisa scala di priorità rispetto il SUO bisogno di salute in quel momento.
Questa scala dipende da numerosissimi fattori, quali le sue passate esperienze, l’età, il contesto sociale, il tipo di malattia o di problema di salute che lo colpisce ecc. ecc.
In più, al cambiare delle condizioni di malattia o di salute, questa scala può variare in un divenire della persona che segue il divenire, a volte anche drammatico, degli eventi di malattia o di salute.
Allora, si può far funzionare l’organizzazione generale di un ospedale o di uno studio sulla base di caratteristiche generali, ma nel momento in cui l’organizzazione sanitaria incontra il malato attraverso il rapporto uno a uno fra operatore sanitario e individuo, le standardizzazioni rischiano di essere delle gabbie valutative e creare ingranaggi inadeguati al bisogno di QUEL Paziente.
Con il T.C.A. e il T.C.Sys. il tentativo è di uscire da logiche legate a tecniche e procedure per incontrare, senza mediazioni, la relazione personale. Il tentativo è di contestualizzare il proprio sapere medico alla persona e i suoi bisogni di quel preciso momento di malattia, rispettando le Sue personali priorità conseguenti.
Dopo essere stati sicuri di aver intercettato quel peculiare bisogno, allora ogni tecnica e ogni risorsa personale possedute dall’operatore sanitario, o dall’equipe, potrà essere applicata, ma solo perché funzionale a quel bisogno intercettato e non perché risolutiva di ogni bisogno di quel genere.In pratica si usa tutto ciò che serve, ma nello stesso tempo ci si sgancia da tutto ciò che non sia in relazione alla persona che abbiamo davanti, per non correre il pericolo di essere influenzati dal metodo più che dalla persona.
Va sottolineato che il T.C.Sys. non va assolutamente visto e interpretato come un sistema che fa prevalere l’approccio relazionale all’atto medico pratico, ma semmai come un sistema che fonde i due aspetti, integrandoli in favore di una maggiore efficacia ed efficienza dell’atto medico stesso.
La Carta di Firenze.
La Carta di Firenze, redatta da alcuni dei principali esperti del settore medico-sanitario e presentata il 14 aprile 2005, propone una serie di regole che devono stare alla base di un nuovo rapporto, non paternalistico, tra medico e paziente. Il paziente ha diritto alla piena e corretta informazione sulla diagnosi e sulle possibili terapie, ma ha anche diritto alla liberta' di scelta terapeutica, scelta che deve essere vincolante per il medico