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“L’interesse del paziente è l’unico interesse da prendere in considerazione”.
“Nessuno è tanto grande da essere indipendente dagli altri”.
William Worral Mayo 1884 (fondatore delle Mayo Clinic, Rochester…, USA).
Queste due frasi sembrano estratte dai tanti luoghi comuni poco applicati che si spendono sull’argomento del rapporto medico-paziente.
Il Dott. William Mayo, però, già dalla fine dell’800 ha fatto seguire alle parole i fatti fondando una istituzione, la Mayo Clinic, che ancora oggi si preoccupa di porre l’aspetto etico della professione medica in una posizione prioritaria persino all’atto medico stesso ( a chi interessasse www.mayo.edu ).
Questa impostazione è quanto di più vicino ho trovato alla mia concezione del rapporto medico paziente.
Nella vita di tutti i giorni, infatti, qualsiasi nostra decisione che coinvolge una terza persona, in ambito medico e non, dovrebbe sottostare ad un aspetto etico che richiama la necessità di arrivare, alla fine, a soddisfare i bisogni di questa persona.
In medicina, poi, il bisogno di salute è così impellente e con caratteristiche che coinvolgono sfere così emotivamente delicate che il ricorso a questo tipo di atteggiamento deve essere considerato più che un obbligo.
Obbligo che richiede, prima di tutto, che si crei un rapporto paritario fra il curante e il curato attraverso il suo completo coinvolgimento nel processo decisionale che lo riguarda ed arrivando a creare una vera e propria alleanza terapeutica con il medico.
In medicina l’alleanza terapeutica avviene attraverso la consultazione, atto centrale della pratica medica, che si compone di tre processi fondamentali:
E’ implicito che questi processi devono essere legati al rispetto di procedure diagnostico-teraputiche affidabili, predicibili, misurabili. (cfr. il capitolo “Il percorso Terapeutico”).
All’interno di questi limiti, però, l’alleanza terapeutica sarà reale solo se nel corso di questi processi il paziente avrà una posizione attiva. In pratica attraverso semplici strumenti cognitivi forniti da noi o da informazioni che può reperire da fonti indipendenti, quale, ad esempio, alcuni siti su internet, il paziente dovrà poter avere gli strumenti che gli consentano non solo di avere l’ultima parola, ma anche di poter avere sotto controllo tutti i vari passaggi.
Allora, secondo me, secondo noi, il raggiungimento di questo obiettivo passa attraverso le due frasi del Dott. Mayo citate prima.
Prima di tutto il Vostro obiettivo rispetto il Vostro bisogno di salute deve essere la linea guida di qualsiasi cosa si muove attorno a Voi. Questo cercando di muoversi non secondo una sterile strategia di “marketing”, ma ricercando e dando dignità alla individualità di ognuno di noi e tenendo presente che nessuno è uguale ad un altro e che, quindi, anche il problema di salute che stiamo osservando non è comunque mai uguale ad un altro.
Vi affiderete, quindi, al sottoscritto che si preoccuperà di accompagnarVi durante il percorso diagnostico-terapeutico essendone, insieme Voi, il filo conduttore ed il responsabile.
Ma siccome “…nessuno è tanto grande da essere indipendente dagli altri…” entrerà in gioco un’equipe i cui componenti, per competenza o altro, si affiancheranno a loro volta durante parte del trattamento (cfr. il percorso terapeutico).
A loro, però, non verrà “scaricata” l’esecuzione di un singolo atto medico, ma con un interscambio continuo le nostre diverse competenze e osservazioni si controlleranno e si stimoleranno a vicenda per essere sicuri di prendere in esame qualsiasi sfumatura, medica e non, della persona che si affida a noi (cfr. il capitolo: “Il percorso del paziente”).
Insomma, alla fine spereremo di avervi curato come noi vorremmo essere curati.
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